mercoledì 6 febbraio 2008

La mia lezione

Ieri interessante lezione agli undicenni sui dilemmi etici. Ancora una volta mi hanno stupita. Dopo che Kjade ha introdotto il concetto di etica e ha chiarito il significato di questioni controverse, vengono mostrati degli scenari e gli alunni devono disporsi lungo una fila che va dai ragazzi completamente favorevoli a quelli assolutamente contrari al dilemma proposto dallo scenario. Io passo e chiedo a qualcuno di loro come mai è favorevole, come mai è contrario o come mai è incerto.
Uno degli scenari era: "John e Rita stanno per avere un bambino. I dottori hanno diagnosticato che al bambino è stata trasmessa da Rita una malattia molto grave. Come conseguenza di questa malattia il bambino potrebbe morire molto giovane. Rita vuole tenere comunque il bambino. Sei d'accordo?". I ragazzi si schierano lungo tutta la fila. Le motivazioni?
- Secondo me non dovrebbe averlo prechè il bambino potrebbe soffrire molto
- Io sono d'accordo perchè anche noi potremmo morire giovani, anche se non lo sappiamo
- Io sono d'accordo perchè anche se i dottori l'hanno diagnosticato, non è detto che sia così. Il bambino potrebbe anche non morire
- Io non lo so...è difficile.
- Io sono d'accordo, perchè la decisione spetta alla mamma. E' una scelta, quindi sono d'accordo.
Oggi invece facciamo un ripasso delle cose viste fino ad ora perchè a breve i ragazzi avranno un test. Alla terza ora seguo Faye, una insegnante che ieri era con noi e diceva: amo questa classe, i miei sono terribili! Io non ho perso l'occasione: "Posso seguire una lezione nella tua classe?". "Oh, certo!". In effetti questi ragazzi sono un po' più casinisti. Stamattina, durante la spiegazione, due di loro litigano e così Faye chiama Tom, una sorta di form teacher che si occupa della disciplina di tutti gli undicenni. Lui viene e chiede spiegazione ai ragazzi del loro comportamento. Li sgrida e vengono date loro delle note negative.
Poi Faye mi chiede se la scuola in Italia è tanto diversa.
"Sì", dico io.
"Ah sì? Perchè? In cosa è diversa?"
" Intanto qui c'è un sacco di spazio: aule enormi, uffici, sale. Poi c'è tanto materiale. E la cosa più bella qui è che la classe è dell'insegnante. E' bello perchè così l'insegnante può organizzare la lezione, preparare gli esperimenti, costruire e abbellire la sua classe, il suo laboratorio, e ogni cosa prodotta dagli studenti può essere sfruttata dagli altri. Da noi invece i prof. si spostano e i ragazzi stanno sempre nella stessa aula". "Ohhh, davvero? E come fate a fare gli esperimenti in classe?" "Noi abbiamo oltre alle classi il laboratorio, ma di solito è uno solo, è piccolo e poco fornito". "Anche lo stile d'insegnamento è diverso", aggiungo. "Come mai?"."Forse è perchè in Italia pensiamo che l'importante a scuola sia imparare le cose che ci vengono insegnate. Per farlo, studiamo. Studio, studio, studio. A casa si studiano le cose spiegate in classe e si fanno i compiti per consolidare le conoscenze. Qui invece ho notato che non studia niente nessuno. I libri e i quaderni rimangono in classe. E' evidente che la vostra scuola punta su altro: non sull'accumulare conoscenze, ma sullo scambiarsi opinioni, sull'essere in grado di comunicare il proprio pensiero, sia scrivendo, sia parlando, sull' essere capaci di ascoltare gli altri e di imparare dagli altri, sull'essere fantasiosi e sull' essere capaci di argomentare le proprie convinzioni. Entrambi gli aspetti sono necessari, perchè più studi, più sai, e più sei capace di legare tra loro i concetti, di esprimerti e di argomentare".
Domani terrò la mia prima lezione, vado a ripassare la pronuncia delle parole inglesi.
Kjade: "Cos'è l'etica? Ne avete mai sentito parlare?".
Alunno: "Sì. E' una malattia".

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