venerdì 29 febbraio 2008

Underground

E dopo Cambridge...Oxford. Ieri sono stata a Oxford con Simona. Un giro per la città, che mi aspettavo simile a Cambridge e invece ho trovato completamente diversa. Chiese, parchi, il castello, il giardino botanico (che ci è piaciuto quasi più dei Kew Gardens), la Library, il museo, il negozio di Alice nel paese delle Meraviglie e gli innumerevoli Colleges.

Oggi invece un salto da Simon per i saluti, gli ultimi commenti sui nostri report e le nostre impressioni sull'esperienza. Per le mie impressioni dedicherò un altro post, domani, ultimo giorno a Londra.
C'è una cosa fondamentale della quale non ho ancora parlato: la metropolitana di Londra. Com'è? Bellissima! Innanzitutto è sparpagliata per tutta la città, praticamente in metro si arriva quasi ovunque. Poi ci sono tantissime linee che corrono anche parallele e i treni sono frequentissimi. Si bloccano facilmente per problemi alla linea elettrica, ma basta scendere e salire su un altro treno, o aspettare qualche minuto (un giorno Simona è rimasta intrappolata nel tunnel per 20 minuti). Ma la metropolitana è efficiente nel complesso. In certi punti sembra un nematode (un tubo dentro a un tubo), è pulita, è tutta in ordine, le indicazioni sono chiare (io che mi perdo nei corridoi del supermercato me la sono sempre cavata), sono presenti videocamere (questo anche sugli autobus), qualche musicista che suona canzoni dei Beatles con la chitarra e lunghe interminabili scale mobili. Quando si viaggia in metropolitana si ha l'impressione di andare verso il centro della Terra perchè ti si tappano addirittura le orecchie. E quando si deve uscire e ci si impiega 10 minuti per rivedere il cielo ci si rende conto di quanto hanno scavato in profondità e si rimane stupiti. A ogni fermata viene detto il nome della stazione, le eventuali linee di cambio, o i punti di attrazione turistica nonchè l'immancabile: "MIND THE GAP between the train and the platform", ovvero "stai attento al buco tra il treno e il marciapiede". Ti avvertono anche che le porte si stanno per chiudere e che devi tenerti a una certa distanza. L'autista parla alla gente dicendole se ci sono problemi alla linea, a cosa sono dovuti, il tempo di attesa e cose del genere. Per salire sulla metro è indispensabile la OysterCard, una carta che si striscia su un lettore e ti permette di accedere ai treni e di uscire dalla metro. Automaticamente viene conteggiata la spesa relativa al viaggio che si è fatto (a seconda delle zone nelle quali si è stati) e sottrae il relativo costo del tragitto: mitico! E se fai un abbonamento della metropolitana, anche solo per la zona centrale, questo comprende l'utilizzo di tutti gli autobus Londinesi. Anche se io la metropolitana di Londra la trovo bella, comoda, orinata, pulita, utile, efficiente e, tutto sommato, per il servizio che offre, neanche poi così costosa, forse i Londinesi non ne sono soddisfatti, tant'è che Stuart (il nostro amico dell'Hampstead campus) ci ha fatto conoscere questa canzone, dedicata appunto alla loro metropolitana. Non traduco il testo, dato che il significato è abbastanza chiaro ;-)



















lunedì 25 febbraio 2008

Cambridge















Ieri ho cercato di convincere Liliana e Michele a prendere il treno in partenza dal binario nove e tre quarti per Hogwarts, ma non hanno voluto seguirmi nel magico mondo di Harry Potter. Così, alla stazione di King's Cross, siamo saliti sul treno per Cambridge. Cambridge è una cittadina fatta di College. E basta, direi che su Cambridge non c'è più niente da dire. Ci siamo immedesimati in studenti universitari, abbiamo seguito una funzione in una chiesa battista e abbiamo tentato di visitare la cappella del King's College, senza successo. Una pausa in un pub caratteristico e poi due passi sotto la pioggerellina fino alla stazione.











Oggi invece siamo stati ai Kew Gardens. Giardini botanici conosciuti in tutto il mondo che fino al 30 marzo ospitano le sculture dell'artista inglese Henry Moore. Così, oltre al tour botanico, ne abbiamo approfittato per un tour guidato alle sculture e ne siamo usciti distrutti. Un po' di shopping in centro ha completato l'opera e ora vado a dormire altrimenti domani non sarò in grado di sostenere un discorso di senso compiuto con Simon.









sabato 23 febbraio 2008

Field trip















Quando organizziamo un field trip con la SILSIS?
Sono partita mercoledì nel pomeriggio assieme a Kajade. Siamo arrivate a Juniper Hall verso le 17.00. Il tempo di sistemarci nelle camere (da 8) e poi cena alle 18.00 con una buona zuppa calda, carne, carote e zucchine (niente cipolle...strano!). Dopo cena la responsabile della struttura ci ha informato sulla sicurezza (uscite d'emergenza, cosa fare in caso di incendio, ecc...) e ci ha fatto un quadro dei servizi della casa (bar, giochi, attività, biblioteca, equipaggiamento, ecc...). Poi ci siamo divisi a gruppi e degli esperti ci hanno parlato di come affrontare rischi e pericoli nei field trip con i ragazzi (equipaggiamenti adeguati, possibilità che cadano in acqua,...) ed eventuali enti ai quali rivolgersi in caso di necessità o dubbi. Infine discussione su situazioni spiacevoli che ci si può trovare ad affrontare in gita quando si è a capo di un gruppo di ragazzi (es: cosa fai se una mattina scopri che un ragazzo ha passato la notte nella camera delle ragazze?).
Infine la serata si è conclusa al bar, dove i colleghi inglesi e gli insegnanti hanno comprato e bevuto fiumi di vino rosso. Abbiamo giocato a carte e poi a nanna.
Giovedì mattina ci siamo preparati il sandwich per il pranzo. C'erano anche dolcetti e snack a profusione, yogourt e frutta. Per colazione ho chiesto del latte caldo e gli inglesi mi hanno guardata con aria schifata. Alle 8.00 del mattino sarà normale berlo come fanno loro: freddo e accompagnato da fagioli e salsicce...
Dopo aver infilato gli stivali e i pantaloni impermeabili, una breve introduzione in aula su quello che ci saremmo aspettati di trovare al fiume, e siamo partiti col pullmino per il river. Una volta lì, la nostra guida ci ha spiegato come fare a raccogliere i campioni e noi abbiamo eseguito le istruzioni, campionando sulla riva e nel mezzo. Abbiamo messo tutto nei barattoli e siamo tornati al campo base. Dopo pranzo abbiamo speso tutto il pomeriggio in classificazione e analisi statistiche (due brevi pause per un tè con la torta). Verso le 17.00 alcuni i colleghi inglesi hanno esposto delle presentazioni per parlare della possibilità di trasmettere informazioni attraverso la Tecnologia dell'Informazione e della Comunicazione (ICT). Cena indiana alle 18.00, accompagnata da un foglio con le frasi pronunciate da scienziati e personaggi importanti. Dovevamo abbinare le frasi ai personaggi. In questo gioco ha vinto il tavolo degli insegnanti...
Dopo cena gli inseganti avevano preparato una presentazione sull'importanza delle esperienze sul campo per le scuole per i diversi KS. Ci siamo poi preparati per la camminata notturna:
siamo saliti attraverso il bosco, le radici degli alberi sul terreno ci facevano scivolare, fango e rami ostacolavano il passaggio, ma il tutto rendeva la cosa incredibilmente emozionante. C'erano le nuvole che correvano veloci nel cielo, e la luce diffusa permetteva di vedere le ombre degli alberi. Il vento muoveva i rami e un profumo di corteccia e di erba bagnata ci ha accompagnato per tutto il tragitto, fino in cima alla collina. Una casa con una finestra illuminata è apparsa ai margini del sentiero e data l'atmosfera, non mi sarei stupita se fosse stata di marzapane. In cima si godeva un bel paesaggio, con le luci della città in lontananza. Storia di paura raccontata ai piedi di una torre abbandonata, ascolto del silenzio della notte, visita alla ghacciaia e poi ritorno a casa. La luna piena che emergeva dalle nuvole di tanto in tanto ci ha osservato camminare e la nebbilolina che poi è scesa mi faceva sembrare tutto come nel romanzo del Mastino dei Baskerville...
Sono crollata dal sonno. La mattina di venerdì abbiamo rifatto le stesse cose del giorno precedente, ma questa volta ci siamo occupati di piante e animali del sottobosco. Il tutto a un livello un po' inferiore, poichè l'attività era indirizzata ai ragazzini del KS3. Presentazione finale, ringraziamenti, foglio da compilare con la valutazione dell'esperienza e dopo merenda, ritorno all'Hampstead.
In fondo non è stato niente di eccezionale, dato che tutte le cose fatte al field trip, in qualche modo sono state fatte da noi anche all'università e alla SILSIS, ma diciamo che l'esperienza sul campo rende tutto più interessante e coinvolgente. Inoltre passare tre giorni nella campagna inglese è stata per me una bella esperienza e un buon modo per conoscere i dintorni londinesi. in più, ho parlato per tre giorni inglese e questo mi ha sicuramente giovato. Per loro credo che l'aspetto più importante sia stato il correlare l'esperienza al loro futuro insegnamento, dato che molti sono stati gli spunti utili e il vivere il field trip in gruppo ha sicuramente reso più collaborative le persone, aiutando a costruire un buon team di lavoro.

mercoledì 20 febbraio 2008

Dissezioni

Ieri abbiamo dissezionato un po' di organi. Non tanto per vedere come erano fatti dal punto di vista anatomico, istologico, citologico, quanto per vedere come poter dissezionare organi in classe e quali difficoltà si incontrano.
I nostri colleghi hanno poi esposto le loro relazioni. A coppie avevano preparato una sorta di lezione su vari argomenti:
- differenze tra DNA e RNA
- carboidrati, proteine, lipidi
- i batteri nel ciclo dell'azoto
- cosa sono e come funzionano gli enzimi
- dal DNA alle proteine: bellissimo lavoro impostato coinvolgendo il pubblico (noi) che siamo stati invitati a interpretare i ribosomi, gli amminoacidi e tutto quello che serviva per costruire una proteina.

Ora sono in partenza...
mentre gli altri hanno raggiunto Simon a Brighton, io sto per andare al field trip. Mi aspetta una gita di tre giorni in campagna in una località di interesse naturalistico e geologico particolare...

lunedì 18 febbraio 2008

Proposta

Ma le vedete anche voi le cipolle negli armadietti dei professori? Io pensavo di avere un'allucinazione, allora ho fatto una foto. Invece era proprio vero: le cipolle spuntano anche tra i fogli e le tazze mug. Quando raccontiamo che questa gente mette la cipolla ovunque, non è una battuta.
Oggi ci hanno mostrato perfino un onion diagram nell'ambito di una lezione sulla comunicazione. Lezione interessantissima che ci ha fatto conoscere alcuni accorgimenti importanti da adottare per una buona comunicazione, in particolare con i genitori degli alunni. E' seguito un gioco di ruolo nel quale alcuni di noi interpretavano la parte dello psicologo, del genitore, del professore,...e cercavano di affrontare una discussione mettendo in pratica quanto appreso. Bello, e parecchio utile. Perchè non facciamo anche alla SILSIS una lezione su questo argomento?

domenica 17 febbraio 2008

Torre di Londra

Che bello! Oggi sono stata con Michele alla Torre di Londra, prigione per detenuti di famiglie nobili. Ci ha accolto un personaggio in costume dell'epoca che ci ha fatto da guida, abbiamo visto i Gioielli della Corona e abbiamo fatto condannare a morte Anna Bolena in una rappresentazione teatrale nella quale si è svolto un processo sommario ai danni di Anna, decapitata nella Torre di Londra nel 1536. La leggenda vuole che ogni tanto si veda ancora il suo fantasma passeggiare attorno alle mura della Torre con la testa sotto braccio...

venerdì 15 febbraio 2008

Senza internet

Ieri era s. Valentino. A quanto pare questa festa è veramente sentita. Molti ragazzi a scuola avevano il maglione rosso e incrociando una ragazzina in corridoio durante l'ora di lezione le ho chiesto: "che ci fai qui?". E lei: "mi hanno cacciata dalla classe perchè non volevo togliere il maglione". Per regolamento non sono ammessi altri abiti che quelli della divisa. Le ragazze giravano per i corridoi con in mano le rose rosse e dei mega orsi di peluches con scritto: "I love you". Anche le lezioni si adeguavano. Durante la lezione di inglese i ragazzi dovevano comporre degli scritti sul tema dell'amore adottando alcuni acorgimenti linguistici e degli espedienti narrativi particolari. Poi ho seguito un supplente e mi sono finta ispettore scolastico.
Oggi era il mio ultimo giorno di scuola...
Che peccato...mi è proprio dispiaciuto venire via.
Alla prima ora ho conosciuto una nuova tirocinante, ho seguito una sua lezione nella quale abbiamo fatto lo Slime, quella roba molle e verde degli alieni. Poi una bella lezione su temperatura e termometri. Ho seguito una lezione di fisica del MIT (registrata), ho partecipato a una lezione di inglese e infine sono stata invitata a far parte del mitico Club del venerdì. Il club si riunisce ogni venerdì e a turno ogni membro del club prepara il pranzo per gli altri! Avrebbero anche potuto dirlo prima però, avrei cucinato qualche specialità italiana!

Avviso: non aggiornerò il blog per due giorni, perchè non avremo internet fino a domenica.

mercoledì 13 febbraio 2008

Tempus fugit

Inizio ad accusare un po' di stanchezza. Il fatto è che il tempo passa e io invece vorrei averne sempre di più a disposizione per fare ancora tante cose qui a Londra. Così mi butto a capofitto: a passeggio lungo la riva del Tamigi fino al Tower Bridge, l'interno di Westminister Abbey e il bellissimo Globe Theatre, il teatro di Shakespeare. E finalmente sul London Eye: dall'alto della ruota panoramica si gode uno spettacolo idescrivibile con Londra ai miei piedi, il Big Ben in lontananza, l'acqua sporca del Tamigi, il sole e il cielo azzurro. L'atmosfera è speciale. Non vorrei scendere, ma è concesso un solo giro per 15 sterline. Lento, ma purtroppo uno solo.

La mia scuola non chiude questa settimana e mi accolglie volentieri anche senza Kjade. Comunque non sono sola: Liliana mi fa compagnia per due giorni dato che la sua scuola chiude.Così il ritmo è sempre incalzante: lezioni di scienze, ma anche di matematica. Domani seguo pure una lezione di Inglese e se riesco una di Tecnologia. Ho scoperto che gli insegnanti lavorano (in classe) dalle 17 alle 22 ore a settimana (a seconda delle classi che hanno e dall'esperienza che hanno), ma sono a scuola tutto il giorno e nelle ore buche preparano le lezioni. Le riunioni vengono fatte la mattina presto tre giorni a settimana con tutti gli insegnanti e durano 10 minuti. Una volta alla settimana invece ci sono quelle tra insegnanti della stessa materia, sempre al mattino, per 20 minuti. Hanno degli incontri con i genitori, e se sono form teacher spendono molto tempo a chiamare a casa i genitori dei ragazzi che non si comportano bene. Devo saperne di più su eventuali riunioni pomeridiane o incontri con esperti. Una cosa che mi piace è che per lo più il lavoro dell'insegnante qui sembra essere uno solo: insegnare. Da noi invece l'insegnante è: il baby sitter, l'accompagnatore dei ragazzi in mensa, il realizzatore di fantomatici progetti, il compilatore di scartoffie, il frequentatore di corsi d'aggiornamento. Poi, se c'è tempo, l'insegnante insegna.

Sull'educazione e il rispetto delle regole devo raccontare un episodio che è accaduto ieri. Test di scienze. Entro in aula con Liliana e il prof. ci invita ad accomodarci. Mi piace come insegna questo insegnante: è quello della bella lezione sull'emoglobina. Avrei voluto che Liliana assistesse a una sua spiegazione, invece c'è il test. Pazienza. Il prof. esplicita le regole: non si parla, se si ha bisogno si alza la mano. Chiarisce il tempo a disposizione e l'orario di consegna. Distribuisce i fogli e cala un silenzio tombale. A un certo punto un alunno deve aver parlato, o deve aver cercato di copiare. In realtà non lo sappiamo, perchè Liliana ed io non ci siamo accorte di niente. Abbiamo solo visto il prof. avvicinarsi minacciosamente al malcapitato e urlargli: "FUORIII!!!". E il bambino: "Dove? Cosa...". E il prof., prendendogli lo zaino e portandolo alla porta,: "FUORI!!!". Il ragazzetto esce. Il prof. ci chiede di dare un occhio alla classe. Dall'interno dell'aula si sente una sgridata, viene chiamato un altro insegnante e il ragazzo viene portato via. Mi sono spaventata perfino io. Alla fine del test volevo chiedere se il ragazzo per punizione era stato rinchiuso nella Tower of London, ma avevo paura che lo humor inglese valesse solo per gli inglesi. Così ho chiesto solo che fine avesse fatto. Il prof mi risponde che è un ragazzo che spesso dà problemi, è stato mandato in un'altra aula con un altro insegnante a fare un altro lavoro, il suo test verrà annullato e verranno avvertiti i genitori.

Chissà se io sarò capace di essere così severa... Se non ne sarò capace dovrò imparare, perchè è così che si fa.

lunedì 11 febbraio 2008

venerdì 8 febbraio 2008

Ciao Kjade


Oggi era l'ultimo giorno di tirocinio per Kjade in questa scuola. Come farò la settimana prossima senza di lei che mi spiega le cose che non capisco, che mi ricorda i nomi degli insegnanti, che mi consiglia cosa mangiare in mensa, che mi accompagna attraverso il labirinto della scuola?
Ormai un po' di colleghi però li ho conosciuti, seguirò loro nelle lezioni e ne approfitterò per osservare qualche lezione di matematica.
Oggi abbiamo corretto i test. I risultati sono stati abbastanza scarsi, ma Kjade dice che il livello di quella classe non è molto alto, quindi va bene, sono nella media.
Mentre eravamo in ufficio squilla il cellulare di Kjade: era una scuola. Cercavano un insegnante di chimica. Sosterrà il colloquio mercoledì. In bocca al lupo Kjade!

giovedì 7 febbraio 2008

Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendo. (Aristotele)

C'è una cosa che devo dire stasera: forse mi piacerebbe lavorare a Londra.
Perchè gli insegnanti guadagnano molto (più del doppio rispetto agli insegnanti in Italia)?
Perchè anche i tirocinanti vengono pagati (Simona mi dice ben 1000 sterline)?
Perchè i ragazzi, al contrario di quelli italiani, ti ascoltano e sono disciplinati (mi baso certo sulla mia limitata esperienza qui e in Italia)?
Perchè i laboratori sono bellissimi e attrezzatissimi?
Tutte queste ragioni basterebbero, ma...no. Mi piacerebbe stare qui perchè oggi mi sono fermata a scuola più del solito e ho notato che gli insegnanti non vanno a casa insofferenti come accade spesso da noi finite le lezioni.
Tom era nel suo laboratorio, musica folk in sottofondo, una tazza mug sul tavolo e i test dei dodicenni da correggere. Ha salutato me e Kjade con un sorriso. Ho visto il ritratto di un giovane insegnante soddisfatto e felice di fare il proprio lavoro. Piacerebbe anche a me diventare così.

mercoledì 6 febbraio 2008

La mia lezione

Ieri interessante lezione agli undicenni sui dilemmi etici. Ancora una volta mi hanno stupita. Dopo che Kjade ha introdotto il concetto di etica e ha chiarito il significato di questioni controverse, vengono mostrati degli scenari e gli alunni devono disporsi lungo una fila che va dai ragazzi completamente favorevoli a quelli assolutamente contrari al dilemma proposto dallo scenario. Io passo e chiedo a qualcuno di loro come mai è favorevole, come mai è contrario o come mai è incerto.
Uno degli scenari era: "John e Rita stanno per avere un bambino. I dottori hanno diagnosticato che al bambino è stata trasmessa da Rita una malattia molto grave. Come conseguenza di questa malattia il bambino potrebbe morire molto giovane. Rita vuole tenere comunque il bambino. Sei d'accordo?". I ragazzi si schierano lungo tutta la fila. Le motivazioni?
- Secondo me non dovrebbe averlo prechè il bambino potrebbe soffrire molto
- Io sono d'accordo perchè anche noi potremmo morire giovani, anche se non lo sappiamo
- Io sono d'accordo perchè anche se i dottori l'hanno diagnosticato, non è detto che sia così. Il bambino potrebbe anche non morire
- Io non lo so...è difficile.
- Io sono d'accordo, perchè la decisione spetta alla mamma. E' una scelta, quindi sono d'accordo.
Oggi invece facciamo un ripasso delle cose viste fino ad ora perchè a breve i ragazzi avranno un test. Alla terza ora seguo Faye, una insegnante che ieri era con noi e diceva: amo questa classe, i miei sono terribili! Io non ho perso l'occasione: "Posso seguire una lezione nella tua classe?". "Oh, certo!". In effetti questi ragazzi sono un po' più casinisti. Stamattina, durante la spiegazione, due di loro litigano e così Faye chiama Tom, una sorta di form teacher che si occupa della disciplina di tutti gli undicenni. Lui viene e chiede spiegazione ai ragazzi del loro comportamento. Li sgrida e vengono date loro delle note negative.
Poi Faye mi chiede se la scuola in Italia è tanto diversa.
"Sì", dico io.
"Ah sì? Perchè? In cosa è diversa?"
" Intanto qui c'è un sacco di spazio: aule enormi, uffici, sale. Poi c'è tanto materiale. E la cosa più bella qui è che la classe è dell'insegnante. E' bello perchè così l'insegnante può organizzare la lezione, preparare gli esperimenti, costruire e abbellire la sua classe, il suo laboratorio, e ogni cosa prodotta dagli studenti può essere sfruttata dagli altri. Da noi invece i prof. si spostano e i ragazzi stanno sempre nella stessa aula". "Ohhh, davvero? E come fate a fare gli esperimenti in classe?" "Noi abbiamo oltre alle classi il laboratorio, ma di solito è uno solo, è piccolo e poco fornito". "Anche lo stile d'insegnamento è diverso", aggiungo. "Come mai?"."Forse è perchè in Italia pensiamo che l'importante a scuola sia imparare le cose che ci vengono insegnate. Per farlo, studiamo. Studio, studio, studio. A casa si studiano le cose spiegate in classe e si fanno i compiti per consolidare le conoscenze. Qui invece ho notato che non studia niente nessuno. I libri e i quaderni rimangono in classe. E' evidente che la vostra scuola punta su altro: non sull'accumulare conoscenze, ma sullo scambiarsi opinioni, sull'essere in grado di comunicare il proprio pensiero, sia scrivendo, sia parlando, sull' essere capaci di ascoltare gli altri e di imparare dagli altri, sull'essere fantasiosi e sull' essere capaci di argomentare le proprie convinzioni. Entrambi gli aspetti sono necessari, perchè più studi, più sai, e più sei capace di legare tra loro i concetti, di esprimerti e di argomentare".
Domani terrò la mia prima lezione, vado a ripassare la pronuncia delle parole inglesi.
Kjade: "Cos'è l'etica? Ne avete mai sentito parlare?".
Alunno: "Sì. E' una malattia".

lunedì 4 febbraio 2008

Ritorno al futuro

Oggi la lezione al King's verte su questioni controverse: bambini in provetta, evoluzione, intelligent design, aborto, pericolosità delle onde elettromagnetiche dei cellulari, clonazione e altro. Di solito gli inglesi sono molto freddi e non parlano mai: quando entri in aula a stento ti salutano e continuano a farsi i fatti loro. Ma quando c'è da dibattere, allora ognuno vuole dire la sua. Intanto che si discute gli inglesi non perdono l'occasione per mangiare. Chi un'arancia, chi una mela, chi trangugia il solito beverone, e chi beve lo yogourt multivitaminico. Tutto questo davanti alla prof. che spiega. Non è strano per loro. Infatti anche a scuola i ragazzi più grandi bevono il loro litro di succo di frutta dal cartoccio, sul bus alle 8 del mattino non c'è niente di meglio di una lattina di coca cola e poi bevande e merendine a tutto spiano. Anche il mentore lo fa. Nel bel mezzo della spiegazione due passi alla cattedra e: "glu, glu, glu", beve acqua a canna dalla bottiglia. L'altro insegnante arriva in ritardo con la tazza mug piena ancora di "caffè" e con la torta tra i denti...E' sconcertante, ma è evidente che loro sono abituati così. Tanto abituati a mangiare sempre e ovunque, che quando non hanno niente da ingoiare trovano appetitose perfino le parole. Per questo che quando parlano non si capisce un tubo. Esempio: "governament" diventa "gvmmmnt". Allora in una stanza affollata di gente che parla sembra di stare accanto a uno sciame d'api. Questo ci causa non pochi problemi di comprensione. Ricordo il primo giorno qui a Londra, arrivati alla reception ci dissero che avremmo dovuto camminare (carichi di bagagli) per 20 "mintss". "Cosaaa? 20 minutes?", chiedemmo noi. "Nooo", rispose l'omino, "20 meters!".
Ma niente paura: quando non si capisce bene qualcosa noi abbiamo l'asso nella manica. Quella frase che ti tira fuori da ogni impiccio senza farti sembrare troppo ignorante. Ce l'hanno insegnata a scuola, è la frase più importante di tutte quando si ha a che fare con gli inglesi. Facciamo un bel sorriso e: "Can you repeat more slowly, please?". A questo punto l'inglese ha una strana reazione: fa una faccia sorpresa, ti squadra come fossi un marziano e poi ripete. E' evidente che "repeat" ha per entrambi lo stesso significato. Il fatto strano è che ripete a velocità doppia rispetto alla prima volta. Ne deduco che o "more" significa "meno", oppure "slowly" significa "velocemente". La mia ipotesi si adatta perfettamente alla reazione dell'inglese, perchè anche io strabuzzerei gli occhi e farei la faccia perplessa se uno straniero mi dicesse: "Può parlare più velocemente, per favore?".
Anche le regole grammaticali sono da rivedere perchè ho notato delle stranezze nell'uso di certe forme verbali: per esempio usano il presente continuous come futuro intenzionale. Chiedo spiegazione, ma nessuno me la sa dare. Mi dicono che non sanno se sia giusto "I'm going to go to London" oppure "I'm going to London". Mi dicono che forse è giusto: "I'm going to go", però usano "I'm going to". Per loro è la stessa cosa. Ma come è la stessa cosa???!!! Ma se a scuola ci fanno diventar matti a studiare tutte le sfumature del futuro. E se decidi di comprare la lavatrice ora usi will (azione immediata), se l'avevi programmato da tempo usi il present continuous, se hai intenzione di comprare la lavatrice usi il "going to", se fai una previsione usi "will", se sbagli futuro prendi 4 nel compito in classe.
Rinuncio a chiedere perchè non sanno bene cosa si usa neanche per il passato...mi dicono che comunque si capisce.
Oggi Davide (il ragazzo di Roma del palazzo qui accanto che studia fisica al King's College) mi ha fatto riflettere dicendomi: "Se chiedo ai miei colleghi di farmi lo spelling delle parole, se sono più lunghe di 5 lettere non lo sanno.... Neanche loro conoscono bene l'inglese. Per questo che non parlano mai".