giovedì 7 febbraio 2008

Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendo. (Aristotele)

C'è una cosa che devo dire stasera: forse mi piacerebbe lavorare a Londra.
Perchè gli insegnanti guadagnano molto (più del doppio rispetto agli insegnanti in Italia)?
Perchè anche i tirocinanti vengono pagati (Simona mi dice ben 1000 sterline)?
Perchè i ragazzi, al contrario di quelli italiani, ti ascoltano e sono disciplinati (mi baso certo sulla mia limitata esperienza qui e in Italia)?
Perchè i laboratori sono bellissimi e attrezzatissimi?
Tutte queste ragioni basterebbero, ma...no. Mi piacerebbe stare qui perchè oggi mi sono fermata a scuola più del solito e ho notato che gli insegnanti non vanno a casa insofferenti come accade spesso da noi finite le lezioni.
Tom era nel suo laboratorio, musica folk in sottofondo, una tazza mug sul tavolo e i test dei dodicenni da correggere. Ha salutato me e Kjade con un sorriso. Ho visto il ritratto di un giovane insegnante soddisfatto e felice di fare il proprio lavoro. Piacerebbe anche a me diventare così.

mercoledì 6 febbraio 2008

La mia lezione

Ieri interessante lezione agli undicenni sui dilemmi etici. Ancora una volta mi hanno stupita. Dopo che Kjade ha introdotto il concetto di etica e ha chiarito il significato di questioni controverse, vengono mostrati degli scenari e gli alunni devono disporsi lungo una fila che va dai ragazzi completamente favorevoli a quelli assolutamente contrari al dilemma proposto dallo scenario. Io passo e chiedo a qualcuno di loro come mai è favorevole, come mai è contrario o come mai è incerto.
Uno degli scenari era: "John e Rita stanno per avere un bambino. I dottori hanno diagnosticato che al bambino è stata trasmessa da Rita una malattia molto grave. Come conseguenza di questa malattia il bambino potrebbe morire molto giovane. Rita vuole tenere comunque il bambino. Sei d'accordo?". I ragazzi si schierano lungo tutta la fila. Le motivazioni?
- Secondo me non dovrebbe averlo prechè il bambino potrebbe soffrire molto
- Io sono d'accordo perchè anche noi potremmo morire giovani, anche se non lo sappiamo
- Io sono d'accordo perchè anche se i dottori l'hanno diagnosticato, non è detto che sia così. Il bambino potrebbe anche non morire
- Io non lo so...è difficile.
- Io sono d'accordo, perchè la decisione spetta alla mamma. E' una scelta, quindi sono d'accordo.
Oggi invece facciamo un ripasso delle cose viste fino ad ora perchè a breve i ragazzi avranno un test. Alla terza ora seguo Faye, una insegnante che ieri era con noi e diceva: amo questa classe, i miei sono terribili! Io non ho perso l'occasione: "Posso seguire una lezione nella tua classe?". "Oh, certo!". In effetti questi ragazzi sono un po' più casinisti. Stamattina, durante la spiegazione, due di loro litigano e così Faye chiama Tom, una sorta di form teacher che si occupa della disciplina di tutti gli undicenni. Lui viene e chiede spiegazione ai ragazzi del loro comportamento. Li sgrida e vengono date loro delle note negative.
Poi Faye mi chiede se la scuola in Italia è tanto diversa.
"Sì", dico io.
"Ah sì? Perchè? In cosa è diversa?"
" Intanto qui c'è un sacco di spazio: aule enormi, uffici, sale. Poi c'è tanto materiale. E la cosa più bella qui è che la classe è dell'insegnante. E' bello perchè così l'insegnante può organizzare la lezione, preparare gli esperimenti, costruire e abbellire la sua classe, il suo laboratorio, e ogni cosa prodotta dagli studenti può essere sfruttata dagli altri. Da noi invece i prof. si spostano e i ragazzi stanno sempre nella stessa aula". "Ohhh, davvero? E come fate a fare gli esperimenti in classe?" "Noi abbiamo oltre alle classi il laboratorio, ma di solito è uno solo, è piccolo e poco fornito". "Anche lo stile d'insegnamento è diverso", aggiungo. "Come mai?"."Forse è perchè in Italia pensiamo che l'importante a scuola sia imparare le cose che ci vengono insegnate. Per farlo, studiamo. Studio, studio, studio. A casa si studiano le cose spiegate in classe e si fanno i compiti per consolidare le conoscenze. Qui invece ho notato che non studia niente nessuno. I libri e i quaderni rimangono in classe. E' evidente che la vostra scuola punta su altro: non sull'accumulare conoscenze, ma sullo scambiarsi opinioni, sull'essere in grado di comunicare il proprio pensiero, sia scrivendo, sia parlando, sull' essere capaci di ascoltare gli altri e di imparare dagli altri, sull'essere fantasiosi e sull' essere capaci di argomentare le proprie convinzioni. Entrambi gli aspetti sono necessari, perchè più studi, più sai, e più sei capace di legare tra loro i concetti, di esprimerti e di argomentare".
Domani terrò la mia prima lezione, vado a ripassare la pronuncia delle parole inglesi.
Kjade: "Cos'è l'etica? Ne avete mai sentito parlare?".
Alunno: "Sì. E' una malattia".

lunedì 4 febbraio 2008

Ritorno al futuro

Oggi la lezione al King's verte su questioni controverse: bambini in provetta, evoluzione, intelligent design, aborto, pericolosità delle onde elettromagnetiche dei cellulari, clonazione e altro. Di solito gli inglesi sono molto freddi e non parlano mai: quando entri in aula a stento ti salutano e continuano a farsi i fatti loro. Ma quando c'è da dibattere, allora ognuno vuole dire la sua. Intanto che si discute gli inglesi non perdono l'occasione per mangiare. Chi un'arancia, chi una mela, chi trangugia il solito beverone, e chi beve lo yogourt multivitaminico. Tutto questo davanti alla prof. che spiega. Non è strano per loro. Infatti anche a scuola i ragazzi più grandi bevono il loro litro di succo di frutta dal cartoccio, sul bus alle 8 del mattino non c'è niente di meglio di una lattina di coca cola e poi bevande e merendine a tutto spiano. Anche il mentore lo fa. Nel bel mezzo della spiegazione due passi alla cattedra e: "glu, glu, glu", beve acqua a canna dalla bottiglia. L'altro insegnante arriva in ritardo con la tazza mug piena ancora di "caffè" e con la torta tra i denti...E' sconcertante, ma è evidente che loro sono abituati così. Tanto abituati a mangiare sempre e ovunque, che quando non hanno niente da ingoiare trovano appetitose perfino le parole. Per questo che quando parlano non si capisce un tubo. Esempio: "governament" diventa "gvmmmnt". Allora in una stanza affollata di gente che parla sembra di stare accanto a uno sciame d'api. Questo ci causa non pochi problemi di comprensione. Ricordo il primo giorno qui a Londra, arrivati alla reception ci dissero che avremmo dovuto camminare (carichi di bagagli) per 20 "mintss". "Cosaaa? 20 minutes?", chiedemmo noi. "Nooo", rispose l'omino, "20 meters!".
Ma niente paura: quando non si capisce bene qualcosa noi abbiamo l'asso nella manica. Quella frase che ti tira fuori da ogni impiccio senza farti sembrare troppo ignorante. Ce l'hanno insegnata a scuola, è la frase più importante di tutte quando si ha a che fare con gli inglesi. Facciamo un bel sorriso e: "Can you repeat more slowly, please?". A questo punto l'inglese ha una strana reazione: fa una faccia sorpresa, ti squadra come fossi un marziano e poi ripete. E' evidente che "repeat" ha per entrambi lo stesso significato. Il fatto strano è che ripete a velocità doppia rispetto alla prima volta. Ne deduco che o "more" significa "meno", oppure "slowly" significa "velocemente". La mia ipotesi si adatta perfettamente alla reazione dell'inglese, perchè anche io strabuzzerei gli occhi e farei la faccia perplessa se uno straniero mi dicesse: "Può parlare più velocemente, per favore?".
Anche le regole grammaticali sono da rivedere perchè ho notato delle stranezze nell'uso di certe forme verbali: per esempio usano il presente continuous come futuro intenzionale. Chiedo spiegazione, ma nessuno me la sa dare. Mi dicono che non sanno se sia giusto "I'm going to go to London" oppure "I'm going to London". Mi dicono che forse è giusto: "I'm going to go", però usano "I'm going to". Per loro è la stessa cosa. Ma come è la stessa cosa???!!! Ma se a scuola ci fanno diventar matti a studiare tutte le sfumature del futuro. E se decidi di comprare la lavatrice ora usi will (azione immediata), se l'avevi programmato da tempo usi il present continuous, se hai intenzione di comprare la lavatrice usi il "going to", se fai una previsione usi "will", se sbagli futuro prendi 4 nel compito in classe.
Rinuncio a chiedere perchè non sanno bene cosa si usa neanche per il passato...mi dicono che comunque si capisce.
Oggi Davide (il ragazzo di Roma del palazzo qui accanto che studia fisica al King's College) mi ha fatto riflettere dicendomi: "Se chiedo ai miei colleghi di farmi lo spelling delle parole, se sono più lunghe di 5 lettere non lo sanno.... Neanche loro conoscono bene l'inglese. Per questo che non parlano mai".

domenica 3 febbraio 2008

To be, or not to be: that is the question

























To be, to be. Non solo to be, ma anche to go. Dove? Dove siamo stati stasera, un posto nel quale mi prefiggevo di andare da quando ho toccato suolo Inglese: un vero pub! Non suonavano, ma tornarò un'altra sera per questo. Intanto mi sono proprio deliziata nell'ambiente caldo e accogliente, con una birra e una Jacket potato. Poteva mancare il dolce? Ovviamente no: torta di mele col gelato. Dopo tutto il movimento di oggi mi serviva per recuperare energie. Stamattina infatti siamo stati allo speaker's corner di Hyde Park , dove un tipo strano dalla scaletta ci ha accalappiati illustrandoci il suo concetto di verità. La libertà di parola sale su scalette e sgabelli e l'angolo di questo parco è così diventato dal 1872 simbolo della democrazia: ogni persona è libera di esprimere un'opinione e di urlarla in faccia alla folla.
Poi siamo ritornati al museo di Storia Naturale perchè ancora delle cose erano rimaste in sospeso. Incantata dalle attività sulle simmetrie e su tanto altro per i bambini più piccoli, sarei rimasta tutto il giorno lì a divertirmi con loro. Di nuovo un viaggio tra i dinosauri e poi tra gli artropodi. Sopravvissuti all'avventura in Antartide (chiusi in una cella frigorifera!) siamo riusciti a non assiderarci, a scoprire i segreti dei fondali marini, a guidare una motoslitta e a osservare in video le stelle e l'aurora boreale. Wonderful!

sabato 2 febbraio 2008

St. Paul's cathedral





La gente si sveglia nel cuore della notte e impaurita si mette a correre per sfuggire alle fiamme non pensando di fermarsi a estinguere l'incendio. C'è vento e così il fuoco si diffonde rapidamente tra le vie strette di Londra. Ma noi non siamo qui, perchè il Grande Incendio che distrugge quasi tutta la città si verifica nel 1666. La causa è il forno di un panettiere. Possiamo scoprire tutto questo e tanto altro andando al Museum of London, ed è quello che facciamo. Ci viene raccontata tutta la storia di Londra dalla sua fondazione ad oggi attraverso esposizioni, giochi, filmati, pannelli, ricostruzioni. Finiamo al museo dopo essere saliti in alto, fino in cima alla cupola di St. Paul's cathedral. Il paesaggio da lassù è meraviglioso, ma il vento è fortissimo e si congela. Il muro dei bisbigli ci permette, avvicinando l'orecchio alla parete della cupola, di ascoltare la gente lontana che ci parla. Scesi da lassù vediamo la chiesa con la tomba di Orazio Nelson.

venerdì 1 febbraio 2008

Cosa ho fatto in questi giorni










Rieccomi. Il report per Simon sta prendendo forma lentamente.

Mercoledì a lezione siamo usciti in cortile e c'è stata un'interessante attività per i ragazzi. Dovevano misurare il tempo che impiegavano a percorrere 10 metri. Poi dovevano calcolare le loro velocità e costruire una tabella. Si sono divertiti un sacco. Kjade, assieme al mentore, ha tenuto una lezione sulle leggi di Mendel, e infine nel pomeriggio c'è stata una riunione per un ristretto numero di insegnanti nella quale un'altra insegnante invitava a riflettere sulle discriminazioni a scuola. Ad esempio si è parlato degli studenti stranieri che non conoscono bene la lingua o degli irlandesi che vengono emarginati o dei pregiudizi che la gente ha, come l'idea che gli insegnanti uomini siano più bravi a insegnare rispetto alle donne... Alla sera siamo andati al bar del campus per vedere un film (orrendo) di Quentin Tarantino.
Ieri sono arrivata a scuola e Kjade non c'era. Cosa fare? Sono andata dal mentore e ho chiesto di seguire una sua lezione. Si è parlato ancora di genetica: alleli, geni, Mendel, codominanza e gruppi sanguigni. Poi il mentore aveva un'ora buca, allora mi ha fatto assistere a una lezione di un altro insegnante di biologia in una classe di sedicenni. Davvero bella lezione. Si parlava di sistema circolatorio, l'insegnante era proprio bravo e molto dinamico. I ragazzi avevano da consegnare un poster che raffigurasse la struttura e le caratteristiche del cuore. I loro lavori erano così belli che l'insegnate ha chiamato il mentore per mostrarglieli. Ho passato un'altra ora col mentore: i ragazzi dovevano fare un report sulle onde. E l'ultima ora della mattina di nuovo col mentore: una lezione sulle nanofibre, un argomento che già i ragazzi avevano affrontato, ma siccome non ricordavano nulla, il mentore ha insegnato loro come arrivare a ricavarsi le nozioni cercando sul libro quel che gli serviva, sperando che così potessero ricordarsi meglio le cose. Al pomeriggio non c'era più niente che io potessi fare e così sono andata alla National Gallery a Trafalgar square (vedi foto) e finalmente ho visto la Vergine delle rocce di Leonardo. Poi da lì ho preso la metro e sono andata al Museo di Storia Naturale (vedi foto). Dopo aver visitato la parte dedicata ai dinosauri (c'era un T-rex grandezza naturale che si muoveva, sbatteva occhi e coda e sbraitava come fosse vero-vedi foto) mi hanno praticamente sbattuta fuori perchè il museo stava per chiudere e sono tornata a casa...

Stamattina Kjade non c'è ancora. Pare che sia malata. Ok, mi appresto a seguire di nuovo le lezioni del mentore, ma lui mi ferma e mi dice che è meglio se vado in giro e cerco altre lezioni perchè la sua oggi sarà noiosa... Allora dopo un po' di girare per i corridoi mi infilo nella classe di Tom, un insegnante di scienze del quale già avevo seguito delle lezioni. Si parla ancora di genetica, ma ai più piccoli. E' bellissimo: a parte il solito clima ideale, oggi i ragazzini partecipano con ancora più entusiasmo. La genetica è indubbiamente interessante per loro.
Prof: "Da dove pensi che vengano i tuoi geni?"
Alunno: "Dal cibo che mangio".
Alla seconda ora ho appuntamento con un prof di matematica. Volevo assistere a una sua lezione e lui ha acconsentito. Purtroppo non è molto interessante perchè i ragazzi devono fare un poster che illustri i risutati ottenuti dalle loro indagini statistiche. Solo che non finiscono in tempo per esporre i loro lavori.
C'è la pausa. Vado in aula staff e mi prendo un tè caldo e una fettina di torta. Incontro l'insegnante del sistema circolatorio di ieri, parlo un po' con lui e gli chiedo se posso seguirlo anche oggi. La risposta è sì. Una lezione stupenda sull'emoglobina. Alla fine mi rivela che quella è la sua classe migliore. Io gli faccio i complimenti per il suo stile che tenterò di emulare. Una cosa interessante: i ragazzi hanno 16 anni, quindi, essendo maggiorenni, non portano la divisa e possono andare a casa anche prima che finisca l'ora di lezione.
Torno a casa, ma è presto e c'è il sole. Allora vado a fare due passi al Regent's park e col bel tempo questa volta ha tutto un altro aspetto. Mi fermo in un locale del parco a fare merenda: tè col latte e una fetta di torta. Seduta a un tavolino mi godo il paesaggio attraverso le pareti a vetrata e leggo un po' di materiale di scuola. Torno a casa e anche oggi sono stanchissima.

mercoledì 30 gennaio 2008

Genius at work

Il blog è in pausa. Sto cercando di scrivere il report per Simon. Ce la farò?